“A casa come da noi”, a Viterbo il LAB scommette su delivery e asporto

Mangiare a casa a come al ristorante. Bere a casa come al cocktail bar. 

A Viterbo un progetto ambizioso quello del LAB, un bistrot celato dietro la definizione di cocktail bar che sogna in grande e vuole offrire ai clienti un’esperienza gastronomica completa, che combini buon cibo (con preparazioni che si basino sulla stagionalità e ricercatezza degli ingredienti) al bere bene. E farlo in modo diverso, originale, così da poter ricreare a casa un clima per quanto possibile simile all’atmosfera che si respira nel locale. 

Ambiente confortevole, caratteristico e originale negli arredi, che strizza l’occhio ai bistrot delle grandi città

Il LAB a Viterbo sin dal primo lockdown si è affidato alle formule del delivery e dell’asporto, perfezionandosi nel corso del tempo e decidendo di puntare forte su questa soluzione anche per i mesi a venire. I tempi correnti dopotutto “costringono” le aziende di settore a “convertirsi” a questo tipo di servizio che, con il Covid, è stato adottato praticamente da tutti. Il LAB lo fa però cercando di differenziarsi dagli altri, con la volontà e l’obiettivo di dar vita a un pairing food and beverage che possa stuzzicare e, perché no, sorprendere il cliente stesso con cocktail innovativi, studiati e selezionati, abbinandoli ai piatti che si trovano in carta.

Il delivery e l’asporto del LAB

Quella del delivery e dell’asporto è una soluzione già adottata durante il primo lockdown, che ha avuto una buona risposta e che abbiamo deciso di continuare a percorrere”, racconta Michele Schirripa, il proprietario e responsabile del locale. “Sin da subito abbiamo notato tanta curiosità da parte delle persone, in particolar modo nei confronti dei ready to drink, i nostri cocktail consegnati a casa già miscelati e pronti per essere bevuti”.

L’importanza che viene data al pairing in ottica asporto e delivery emerge dalle parole dello stesso Michele, che conferma l’ambizioso obiettivo che si è posto il LAB. Con la drink list studiata dal barman Francesco Insogna lo scopo è quello di avvicinare, e abbinare, l’ancora semi sconosciuto mondo dei drink a quello, forse più sdoganato, del cibo: “Abbiamo scelto di dare ai nostri cocktail un’impronta importante dal punto di vista del gusto. Sono stati creati drink dal differente sapore: acido, affumicato, piccante, dolce e balsamico per cercare di avvicinare le persone a un concetto preciso: il drink non è solo bere, ma è anche poter, e saper, gustare”.

E il Ready to Drink è forse la scommessa più grande sulla quale punta il LAB, considerando anche tutto il lavoro e lo studio che ci sono alla base di questo progetto: “Abbiamo analizzato matematicamente la composizione del cocktail per permettere ai clienti di gustare a casa un drink come se fosse stato appena preparato al locale”.  Il giudizio finale, insindacabile, ai clienti stessi, che riceveranno delle bottigliette in vetro con il drink già miscelato e pronto da bere.

LAB, un salto in cucina

Il LAB è un locale che ha sicuramente nella vasta gamma di liquori e distillati il suo punto di forza, ma dietro, in cucina, sta cercando di costruire qualcosa di importante che ora possa essere anche a prova di delivery e asporto.

Formule, porzioni e preparazioni sono state appositamente studiate e realizzate per reggere a questa “prova” nelle pratiche vaschette che confezionano e conservano il cibo. In questo modo, solo per fare un esempio, le pappardelle al cinghiale non perdono il loro caratteristico aroma e sapore, e potranno essere consumate a casa come se fossero appena uscite dalla cucina.

Al LAB è stata adottata anche la soluzione del sottovuoto: una menzione particolare la meritano i cappelletti in brodo, confezionati, conservati e trasportati in due diversi sacchetti da aprire direttamente a casa. 

La proposta gastronomica del LAB è ambiziosa, non banale, che in carta poggia su alcuni “must to have” (tra salmone, pappardelle al cinghiale, ravioli) ma che cerca di alzare il livello qualitativo generale, anche attraverso accostamenti sfiziosi e la proposta dei piatti del giorno e fuori menu in base alle disponibilità quotidiane degli ingredienti. 

Due tra i principi dell’alta ristorazione li ritroviamo alla base della filosofia in cucina del LAB, dove il menu ruota e cambia quattro volte l’anno. “Territorialità e stagionalità sono i nostri punti di forza, per sfruttare le primizie che ci offrono le stagioni durante tutto l’arco dei 365 giorni” spiega il cuoco che armeggia nelle cucine del LAB e che mette a disposizione dei clienti la sua esperienza internazionale.

Se dopo tutto questo leggere vi è venuta fame, o semplicemente maggiore curiosità sulle proposte del LAB, potete contattare il locale tramite la sua pagina Instagram o Facebook

Foto di Officina Visiva

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