Pranzo del Purgatorio: a Gradoli una tradizione di 500 anni fermata dal Coronavirus

Il 26 febbraio a Gradoli si sarebbe dovuto rinnovare, come ogni Mercoledì delle Ceneri, l’appuntamento con il Pranzo del Purgatorio. L’evento è stato però rimandato a data da destinarsi per tutelare la salute pubblica a seguito del diffondersi del Coronavirus.

Il Pranzo del Purgatorio, evento che è quasi un’istituzione in questo lembo di terra bagnato dal lago di Bolsena e circondato dai monti Volsini, a poche decine di chilometri da Viterbo, rappresenta un autentico punto di incontro tra religione, tradizione e gastronomia. Ne abbiamo parlato con Roberta Mazziantonio, di Perle della Tuscia, la produttrice del fagiolo tondino chiamato “del Purgatorio”.

Dobbiamo fare un salto indietro nel tempo di quasi 500 anni per togliere le ragnatele dalle origini di questa ricorrenza: torniamo nel XVI secolo, quando la Fratellanza del Purgatorio (che ancora si chiamava Opera Pia per il Suffragio delle anime del Purgatorio), iniziò con l’organizzare questo evento per raccogliere fondi e altri beni di consumo per le sue attività di soccorso alle famiglie in difficoltà. 

Da sempre nella mattinata del giovedì grasso alcuni membri della confraternita, vestiti con saio marrone e cappuccio e mantella violacei, preceduti dallo stendardo e dal tamburino, attraversano il paese a chiedere offerte” racconta Roberta Mazziantonio, richiamando le origini di questa tradizione. “Tutto il raccolto viene quindi messo all’asta nel pomeriggio, nella piazza del paese. Il ricavato viene utilizzato per gli acquisti necessari al pranzo”.

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Il grande fuoco con i pentoloni della cucina

La tradizione col passare del tempo non si è andata perdendo, anzi si è consolidata ancor di più tanto da diventare al giorno d’oggi un evento folkloristico e di costume al quale partecipano ospiti che arrivano anche fuori dai confini regionali.

Tutti accolti e raccolti nella locale cantina Sociale.  

Ma cos’è nello specifico il Pranzo del Purgatorio? Si tratta di un vero e proprio pranzo, condiviso da quasi 2000 persone, che ha nell’attesa (ma non solo, come vedremo in seguito) una delle sue caratteristiche principali. Così come l’anima nel Purgatorio deve aspettare prima di essere purificata per guadagnarsi il Paradiso, a Gradoli i commensali sono protagonisti di un’attesa ben più terrena e materiale per poter mangiare e partecipare a questo rito ultra centenario.

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La veste tipica dei confratelli del Purgatorio

Parliamo di un pranzo che arriva a durare svariate ore (comprensibile, dato l’elevato numero di presenti e la mole di cibo da preparare) e che nella sua tradizionalità conserva delle caratteristiche che richiamano la sua origine. Su tutte? Il menu è lo stesso da sempre, e comprende pietanze con ingredienti tipici della zona, sia di terra che di lago (quello di Bolsena è davvero ad un passo).

Un pasto integralmente di magro, e il perché è presto spiegato da Roberta: “Il pranzo del Purgatorio si tiene all’inizio della Quaresima e in questo periodo era imperativo mangiare di magro. La religione cattolica infatti vieta il consumo di cibi grassi, nel ricordo dei quaranta giorni di digiuno di Cristo nel deserto. Sono dunque proibiti carne, insaccati e tutti i grassi animali, così come non sono concessi neppure i latticini e i tuorli delle uova.”

Di conseguenza,la cucina del periodo quaresimale era basata principalmente su pane, ortaggi, legumi e naturalmente pesce.

I fagioli del Purgatorio

Ecco quindi che si inizia con la locale minestra di riso con sugo di tinca (la cui ricetta è conosciuta solo dai cuochi che la preparano), per poi proseguire con luccio in umido, nasello fritto e baccalà lesso (preparati e serviti 600 kg di ognuno). 

Come contorno si può attingere dai 250 kg dei già citati fagioli (piccoli fagioli bianchi simili ai cannelini dal sapore delicato). Tutte le pietanze vengono cucinate con il fuoco di cinquanta quintali di legna accesa, dai fratelli fuochisti, alle tre del mattino dello stesso giorno. Una particolarità? I commensali devono portarsi da casa pane e vino, unico requisito per godersi un lungo pranzo cucinato e servito dai confratelli (tutti rigorosamente uomini) vestiti con il tradizionale saio marrone, mantella viola, cappuccio e tamburino.

Occhio però a non associare questa ricorrenza solamente ad un piacere corporeo: la finalità del Pranzo del Purgatorio infatti è lodevole, in quanto tutto il ricavato raccolto viene donato in beneficenza.

Si tratta di un evento che racconta la storia della nostra terra, delle nostre tradizioni” conclude Roberta. “I comuni della zona non erano ricchi e vivevano sull’agricoltura ma anche quel poco che si aveva veniva condiviso con le famiglie meno fortunate, e il Pranzo del Purgatorio in fondo è nato per aiutare il prossimo”.

Un’iniziativa ammirabile, che si mantiene fedele alla sua storia ultracentenaria e che riesce a valorizzare in un sol colpo il territorio, i prodotti e i produttori locali. Dando rinnovato splendore a una tradizione con radici profonde e che preserva una finalità nobile.

Come detto però il Pranzo non si terrà domani, ma è stato rimandato a data da destinarsi con un’ordinanza del sindaco di Gradoli.

Foto dalle pagine Facebook de “Le Perle della Tuscia” e “Fratellanza del Purgatorio

Leggi anche:

Le Chicche della Tuscia: un territorio da gustare
-L’intervista ad Heinz Beck

Articolo pubblicato precedentemente sul Gambero Rosso

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