Vini Zanchi: 50 anni all’insegna del bio e della tradizione

Sulla sostenibilità e su metodi di coltivazione biologici si basa la filosofia di Zanchi, produttore della bassa Umbria che al confine con il Lazio e alle porte di Amelia, in provincia di Terni, si è fatto custode degli antichi vitigni del territorio. Qui preserva in un vigneto sperimentale quelli in via di estinzione e valorizza con vini dalla spiccata identità le varietà autoctone più diffuse.

La cantina

Malvasia e Ciliegiolo su tutti ma anche Grechetto, Trebbiano e Aleatico: la famiglia Zanchi da 50 anni (festeggiati nel 2020) produce vini dalla facile beva, democratici ma non banali. 35 ettari di terreno vitati, qualche albero di ulivo (varietà Rajo) sulle colline amerine, dalle quali si gode di un suggestivo scorcio del panorama circostante. Una vera immersione nella natura quella di cui si beneficia visitando l’azienda, con la tenuta famigliare a due passi dalle vigne che nascono su un terreno di origine marina (e a questo sono dovute le note sapide al prodotto).

Passeggiando tra i filari Flores Zanchi, nipote del fondatore, vi illustrerà la storia della cantina: un progetto nato mezzo secolo fa da un’idea del nonno e che nel tempo si è riuscito ad affermare come uno dei più riusciti della zona, ma non solo. 

Zanchi infatti esporta i suoi vini anche all’estero, dagli USA fino al Giappone, condividendo i vini nati dalle varietà autoctone del territorio Amerino e vinificati con il minimo intervento in cantina. 

In occasione di una visita alla tenuta ho assaggiato sia un bianco, prodotto da malvasia (il Flavo), che un rosso ciliegiolo (il Carmìno), entrambi a denominazione DOC Amelia. Il primo vino, dai riflessi dorati (dati da una breve macerazione delle uve) è intenso al naso e rotondo, pieno, al palato. Buona la persistenza, così come piacevoli sono le note minerali e sapide. Il Carmìno, anch’esso un 2018, è un rosso dalla facile beva e dal tipico, gradevole, tannino. Un vino fresco e diretto, abbinabile ad una carne non troppo grassa e, perché no, come ci suggerisce Flores, alla paella.

Impossibile poi non parlare del Vignavecchia (annata 2015, degustato in anteprima), uno dei vini più rappresentativi dell’azienda. Si tratta di un prodotto ottenuto dalla vecchia vigna di trebbiano (vicino ad un boschetto che accoglie alcuni daini) e le cui uve sono oggetto di vendemmia tardiva prima di fermentare spontaneamente in tonneau di rovere. Il vino affina poi per un paio di anni in vasche di cemento e, successivamente, in bottiglia.

Un vino dalla forte tipicità e caratterizzazione, dal colore giallo oro puro, bouquet ampio (albicocca candita, pesca gialla matura, ginestra, arancia, cenni di fieno ed erbe aromatiche, ) pieno al palato, dalla sapidità esplosiva che allunga il sorso e dona persistenza.

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Le riserve della cantina. A sinistra il Vignavecchia che abbiamo degustato

Un vino che, confida Flores, verrà presentato solamente tra qualche mese per le guide del 2021.
Un onore e un privilegio avere avuto l’anteprima dell’assaggio.

 

Per le foto si ringrazia Zanchi

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