Solaika Marrocco: è lei il futuro della cucina italiana?

Solaika Marrocco: segnatevi questo nome, perché è il presente e il futuro della cucina italiana. È lei la più giovane Ambasciatrice del Gusto, è lei il capo brigata del Primo Restaurant a Lecce.

Chef Solaika Marrocco

C’è chi a 24 anni sta completando il percorso di studi per ottenere la laurea, chi si sta affacciando per la prima volta sul mondo del lavoro, o chi non è ancora riuscito a ben decifrare quel che sarà il suo futuro. Poi c’è chi, a 24 anni, già dirige (da tempo) la cucina di un rinomato ristorante e può vantare, nel recente passato, premi e riconoscimenti quasi da veterano del mestiere. Solaika Marrocco, classe 1995, a Lecce coordina le cucine (e i colleghi) del Primo Restaurant, nome adatto per chi, ci ha confessato, vuole essere una numero uno.
Solaika è nata a Gallipoli, in pieno Salento, e a differenza di molti altri cuochi ha deciso di mantenere forte il legame con la sua terra rimanendo a lavorarci, per dimostrare che anche al Sud c’è tempo e spazio per fare qualcosa di bello e importante.

Solaika, il più giovane membro dell’associazione Ambasciatori del Gusto, nel palmarés conta l’oro per il Premio Birra Moretti Gran Cru 2017, conquistato con il piatto Turcinieddi glassati alla birra, marmellata di cipolla all’arancia, critmi in tempura e infuso di luppolo, e dal 2018 ha un posto nell’atelier Gran dame Veuve Cliquot. Lo scorso novembre, inoltre, la chef è stata premiata anche dal Gambero Rosso con il riconoscimento di “Cuoco emergente 2020” (premio “Alessandro Narducci”) e quello dei “30 migliori under 30 d’Italia”

Abbiamo intervistato Solaika durante l’ultima edizione di Identità Golose a Milano dove ci ha parlato, già da veterana del mestiere, della sua vita, della sua professione e delle sue aspirazioni.

Solaika, altri tuoi colleghi ci hanno rivelato di aver trovato la “vocazione” culinaria nel bel mezzo di un altro percorso professionale o di studi. Per te è stato così o hai avuto subito la chiamata ai fornelli?

Io in cuor mio l’ho sempre saputo, cucinavo sin da bambina e a 10 anni già facevo la spesa per cucinare, mi piaceva un sacco andare a comprare in prima persona al mercato gli ingredienti con i quali avrei fatto i miei primi piatti. L’alberghiero è stata poi la scelta più naturale per proseguire il mio percorso ma anche al di fuori della scuola ho continuato a studiare e a informarmi sul mondo della cucina. Non ho mai avuto dubbi su quale strada intraprendere.

Sei una delle più giovani chef in Italia, membro di Ambasciatori del Gusto, hai vinto il Premio Birra Moretti Gran Cru, responsabile di cucina nel tuo ristorante. Ti aspettavi tutto questo successo in così poco tempo?

Sinceramente no, ma mi conosco e so che sono una persona determinata, ambiziosa, che se si pone un obiettivo è per raggiungerlo. 

Questione….di pancia: maialino da latte, fave e cicorie

Spesso i giovanissimi hanno dei modelli ai quali ispirarsi. Quali sono i tuoi?

Diciamo che non ho mai avuto dei maestri diretti che mi hanno insegnato questo mestiere, ma ci sono alcuni colleghi che stimo, compreso chi lavora assieme a me al ristorante che mi dà ogni giorno degli input per migliorare e andare avanti. Poi mi faccio guidare anche dai miei ricordi d’infanzia, quando cucinavo insieme a mia madre e a mia nonna che, se così possiamo dire, considero come i miei primi modelli e ispirazioni. 

Hai già un tuo “stile” ai fornelli o cerchi di catturare i segreti dai più grandi?

La cosa più bella che mi viene detta è che, nonostante la mia giovane età, già riesco a portare avanti una mia idea di cucina. Si vede che sono, per così dire, “pulita”, nel senso che non ho mai lavorato presso qualche altro chef che magari mi abbia influenzato nella filosofia di cucina. Ho creato una mia strada e porto avanti quella, credo che sia una cosa molto positiva. 

Molti tuoi coetanei, o comunque giovani ragazzi, cercano di entrare nel mondo della cucina tramite i talent evitando magari una prima gavetta. La consideri formativa come esperienza ?

Per me come esperienza serve tutto nella vita ma devo dire che la cucina non è quella che appare in tv, almeno per quanto mi riguarda. Nei talent è come se si andasse ancora a scuola, si è in una bolla, in una sorta di comfort zone che non esiste nella vera cucina. Uscito da lì vieni immesso in un mondo totalmente diverso: la cucina è fatta di sacrificio, 20 ore di lavoro giornaliere, in tv è tutto molto ovattato, è più spettacolo. La mia filosofia mi porta a stare dietro ai fornelli, anche se ormai lo chef non è più solo quello che spadella ma è diventato anche una figura imprenditoriale, che nel mondo cerca di fare qualcosa di diverso e di nuovo.

Secondo te un giovane come può riuscire a ottenere credibilità in questo mondo? Tu, nonostante i tuoi 24 anni, come sei riuscita a bruciare le tappe e affermarti?

Per me bisogna sempre rimanere sé stessi, ricordarsi da dove si viene e rimanere con i piedi per terra. Nonostante i premi, i riconoscimenti o le vittorie bisogna ricordarsi da dove si è partiti, ma al contempo è necessario puntare in alto ben consapevoli dei sacrifici che bisogna fare.

Dove ti vedi tra 10 anni?

È una domanda che mi fanno spesso ma io preferisco rimanere concentrata sul mio obiettivo attuale che è quello di migliorare costantemente. Tra 10 anni spero di aver percorso la strada che mi sono fissata di intraprendere.

 

Per le foto si ringrazia Aut Fotografia Salento.

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